lunedì 7 febbraio 2011
i candidati del gruppo (pensiero) riformista
Luigi Catalano - Andria
Angela De Feudis - Bisceglie
Francesco Giordano - Barletta
Giuseppe Lechiancole - Spinazzola
Fabrizio Paone - Trani
Giuseppe Pinto - Andria
Luciano Tina - Trinitapoli
Domenico Visaggio - Trani
venerdì 4 febbraio 2011
intervento del collega GIUSEPPE PINTO (ANDRIA)
“Meravigliosa cosa l’Architettura, prodotto di popoli felici e fattore di felicità dei popoli. Le città felici hanno una Architettura” (le corbusier)
Cari colleghi,
debbo ammettere con sincerità che provo un certo senso di inadeguatezza nell’indirizzarvi questa lettera, ma l’ho scritta per liberarmene, e soprattutto, per una sentita voglia di raccontare.
Qualcuno ha affermato che la lettera è il luogo dei sentimenti, scritti in maniera elegante e con bella grafia, in questo caso però, si tratta di una breve riflessione sulla condizione professionale dell’Architetto in generale e dell’Architettura nella nostra provincia, che prende spunto dalla istituzione del nuovo Ordine Bat, e dunque, lontana da pretese disciplinari ed epistemologiche.
Mi chiamo Giuseppe Pinto, sono nato a Andria il 1951 ove risiedo e svolgo con un gruppo di lavoro l’attività di Architetto libero professionista.
Mantengo con la mia vita un approccio sperimentale, esploro campi diversi, profano le frontiere tra le discipline, prendo rischi e faccio errori. Tutto ciò mi fa essere istintivamente entusiasta e mi fa credere nel futuro.
“Il passato è un luogo sicuro, un rifugio, e tuttavia, il futuro è l’unico posto dove possiamo andare” (R. Piano).
Affrancato dagli impegni universitari ho inteso accettare, non senza esitazione, la proposta rivoltami da alcuni amici-colleghi di partecipare alla kermesse elettorale per l’elezione del costituendo Consiglio dell’Ordine degli Architetti BAT, convinto come sono, che il ruolo di un ordine professionale, è sì quello, di assolvere alle normali funzioni istituzionali, ma anche e soprattutto, di attivarsi per una concreta e fattiva aggregazione fra gli iscritti, preparandoli alle sfide del futuro. Un luogo aperto ad iniziative culturali volte al miglioramento della professione e della qualità sociale.
Un ordine professionale dunque, propositivo e attento ai cambiamenti, che indirizza con entusiasmo i giovani alla sperimentazione di nuovi percorsi e libera il pensiero creativo che compete alla nostra disciplina, per riconquistare il ruolo che spetta di diritto alla buona Architettura.
In questo tempo di grande innovazione e risistematizzazione del sapere critico e scientifico, vi è la necessità di esprimersi alle scale più diverse, di forzare il reale fino all’immaginario o credere all’immaginazione fino a costringerla a diventare realtà.
L’Architetto deve imporsi per il suo prestigio intellettuale, quale promotore di iniziative di qualità, riappropriarsi del ruolo di progettista della città; rilanciare l’Architettura e ciò che essa rappresenta avvalendosi del contributo disciplinare di altri saperi, riposizionando “sulla giusta bilancia” il profilo etico della professione: “Less aesthetics more ethics”.
Ho letto con attenzione quanto riportato nei blog dei nostri Giovani Architetti e debbo dire che ne condivido contenuti e strategie. Mi piace come affrontano le questioni, e dovrà essere compito dell’Ordine, raccogliere istanze e osservazioni in una riflessione disciplinare vasta e condivisa.
Una provincia giovane merita una opportunità e questa è l’opportunità che gli Architetti della provincia offrono al proprio territorio. Si può fare impresa anche con gli investimenti culturali; la buona Architettura soddisfa i cittadini e richiama l’attenzione.
A puro titolo di esempio: Indagando il recente desarrollo della città di Bilbao, capoluogo industriale basco, solo pochi anni fa semisconosciuto e in decadenza, ci si imbatte in una verità apparentemente banale ma estremamente efficace: dieci architetti, in dieci anni, hanno prodotto cento architetture di una qualità tale da cambiare radicalmente il volto della città, trasformandola in quella che oggi viene definita “città della cultura”, con milioni di visitatori e un indotto capace di riassorbire le migliaia di lavoratori in precedenza espulsi dal processo produttivo. Un polo di attrazione territoriale visitato per i suoi nuovi contenitori architettonici e l’eccellente qualità urbanistica.
Proviamo ad immaginare ora, di cosa sarebbero capaci 420 Architetti, fortemente motivati e determinati a cambiare le cose. E’ certamente un programma ambizioso, ma si può fare ed è il nostro ruolo che lo richiede.
L’utopia serve per dimostrare a noi stessi di conoscere l’ordine dei problemi, anche se poi potremo realizzare solo una parte di quanto andiamo sostenendo.
Può esserci di conforto l’affermazione di Robert Musil “Il senso della realtà esiste e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata. Allora ci deve essere anche un senso della possibilità, che si potrebbe definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe ugualmente essere e di non dare maggiore importanza a quello che è”.
La nostra disciplina non ha ancora utilizzato tutto il suo potenziale creativo, anzi, non l’ha utilizzato affatto ne è riprova la profonda desolazione ambientale che circonda le nostre periferie, che a discapito di tutti, costituisce un importante moltiplicatore di patologie sociali collegate a insufficienze quantitative e lacune di qualità.
Per resistere ai maggiori narcotici del nostro tempo, occorre una formazione polivalente, la pratica metodica del dubbio, capacità innovativa, informazione, fare sistema, promuovere la conoscenza ed il sapere, concorsi di idee, formazione in progress, dibattiti, convegni, viaggi di studio, corsi di approfondimento, innovazione tecnica e metodologica.
Questo fa di noi una classe dirigente che contribuisce allo sviluppo della società.
Non voglio trascurare un breve accenno rivolto a colleghi che esprimono resistenza verso questo tipo di innovazione (spero ne siano davvero pochi!). Il bravo Architetto che dispone di una buona clientela è senz’altro professionista capace e affermato ed ha il diritto-dovere di tutelare se stesso e la propria clientela. Può farlo meglio, offrendo il proprio importante contributo culturale alle nuove generazioni; dedicando una piccola parte del proprio tempo prezioso alla creazione di nuove opportunità per i giovani colleghi, che in tal modo, non solo non andranno ad intaccare la clientela del professionista ma, soprattutto, non saranno costretti ad una concorrenza spietata su prezzi e prestazioni per naturali condizioni di sopravvivenza.
E’ una strada saggia, buona e conveniente per tutti! Piuttosto che coltivare soltanto il nostro orticello, aumentiamo le opportunità di lavoro a beneficio degli Architetti e della collettività.
Non intendo farmi dedicare ulteriore tempo e non so dire se il racconto che ho sintetizzato ha sortito l’effetto di accendere in noi una vasta gamma di canali semantici, spero soltanto di non essere stato troppo noioso, perché lungo lo sono stato senz’altro, ma … non ho avuto sufficiente tempo per essere più breve.
Rammentando a me stesso e a noi tutti che: “I sogni la prendono male quando si accorgono di non essere sognati”, metto a disposizione la mia candidatura, in sintonia con tutti coloro che vorranno vivere questa esaltante avventura, auspicando che la tornata elettorale ci veda comunque partecipi e compatti nell’esprimere i nostri desiderata.
Giuseppe Pinto
intervento del collega LUIGI CATALANO (ANDRIA)
Noi tutti siamo propensi al progettare
Nella progettazione di qualcosa, i nostri maestri ci hanno insegnato, che esistono i linguaggi e le parole. I linguaggi sono la permanenza di segni nelle tradizioni di un popolo, mentre le parole sono la variabile di evoluzione che ogni linguaggio modifica nel corso del tempo.
Quindi, ci hanno detto, deve esserci una necessaria convivenza fra tradizione ed innovazione, tra langue et parole, tra permanenza e variazioni:
chiunque volesse progettare qualcosa di interamente innovativo, avrebbe un destino pieno di incomprensioni;
d’altro canto chi progettasse una qualsiasi cosa tenendo presente solo la tradizione non potrebbe che creare una copia di qualcosa che è esistita nel passato. Perché il futuro che possiamo immaginare deve necessariamente innestarsi in quello che di buono ci ha lasciato il passato, ma occorre vederlo con occhi puliti e svecchiarlo di tutto quello che non è al passo con i tempi.
Per questo motivo dobbiamo dar retta a chi fino al 3 gennaio 2011 era il nostro presidente, il quale, interessandosi di alcuni movimenti di idee che fino a prima dell’estate si stavano affacciando sulla scena cittadina, preoccupato, invitava a non spaccare l’ordine già prima di costituirlo.
D’accordo con questo pensiero ci si aspettava un coinvolgimento maggiore degli architetti di Andria, considerando anche le sollecitazioni provenienti dai comuni limitrofi, dove si svolgevano periodicamente incontri sul tema.
Purtroppo chi voleva parlare, o come minimo ascoltare, non ha trovato molte occasioni per informarsi ed informare, lasciando che una città come Andria facesse tutto da sé ed in maniera forse anche un po’ artigianale.
In più, nel contempo, alcune voci riferivano di una “equa” divisione dei nove candidati tra le varie città: si parlava innanzitutto di due consiglieri a Trani, poi di due consiglieri a Barletta, due consiglieri ad Andria, un consigliere a Bisceglie, un consigliere a Canosa Minervino e Spinazzola ed un consigliere nei comuni ex foggiani (Trinitapoi, Margherita e San Ferdinando): chiarendo in seguito che essendoci per legge la necessaria presenza di un architetto junior, e visto che gli architetti junior parevano esserci solo ad Andria, il consigliere junior avrebbe preso il posto di un consigliere senior proprio ad Andria.
Ma i numeri e i fatti dicono un’altra cosa.
Partiamo da un dato di fatto
Gli Architetti della BAT sono circa 420; di questi
101
sono di Andria
99
sono di Barletta
72
sono di Trani
59
sono di Bisceglie
49
sono divisi tra Canosa, Minervino e Spinazzola
36
sono dei Comuni ex foggiani (S. Ferdinando di Puglia, Margherita di Savoia e Trinitapoli)
Non me ne voglia l’arch. junior Andriolo di Andria, che io per primo ho contattato per verificarne la disponibilità, ma vorrei segnalare che oltre a lui c’è l’arch. Domenico Visaggio da Trani che, non avendo chiamate dai suoi colleghi concittadini, ha già presentato presso il commissario la sua candidatura.
Ed è a maggior diritto la sua candidatura a Trani dove a rigore numerico, non ci può essere che un solo candidato consigliere senior per i primi cinquanta iscritti, ed uno junior per i restanti ventidue.
Ma parliamo dei consiglieri senior.
Mi è stato proposto di candidarmi per Andria.
Ho accettato di buon grado, se non altro per la presenza di un programma che, sin dalle prime bozze, faceva riferimento alla riqualificazione professionale della figura ormai troppo bistrattata dell’Architetto, e con argomentazioni molto semplici, non aggressive o addirittura offensive nei confronti di alcuno, ma prepotentemente intriso di etica, di tutela degli architetti, anche verso i più giovani con, per esempio, l’accompagnamento alla professione dei giovani laureati….
Queste premesse sono quanto basta per abbracciare un’idea che nell’ambito del mio studio sono diventate l’humus indispensabile per consolidare una crescita professionale che vede nelle nuove generazioni una spinta inimmaginabile per migliorare e crescere. Di questo sono convinto assertore e vorrei che queste idee, peraltro presenti anche nell’ordinamento di qualsiasi Ordine Professionale, si diffondessero radicandosi permanentemente nel DNA del nostro nuovo Ordine che sta ora nascendo, diventando soprattutto quelle etiche e, in secondo ordine tutte le altre, le motivazioni per apprezzare la nostra professione nel mondo.
Mi candido perché è nelle mie intenzioni stimolare all’inverosimile i colleghi che me lo permetteranno, affinchè questo nuovo agile Ente possa diventare anche d’esempio per tutti gli altri, acquisendo, nel più breve tempo possibile rilevanza crescente a tutti i livelli.
A queste condizioni, e se voi vorrete, sono pronto a mettermi completamente al servizio dell’Ordine degli Architetti di questa Provincia.
CONCLUSE LE CONSULTAZIONI
giovedì 3 febbraio 2011
1° Congresso provinciale pre-elettorale del costituendo Ordine degli Architetti PPC Barletta-Andria-Trani
incontro tra gli architetti di Andria
Infine sono inoltre emerse ben quattro disponibilità a candidarsi: Giuseppe Pinto, Vincenzo Lattanzio, Maria Albina Berardi e in maniera specifica per l'area riformista Luigi Catalano.
martedì 1 febbraio 2011
incontro tra gli iscritti di Trani
incontro tra gli iscritti di Trinitapoli
incontro tra gli iscritti di Canosa di Puglia
lunedì 31 gennaio 2011
incontro tra gli iscritti di Barletta
Giovedì sera a Barletta si è tenuto l'incontro conclusivo tra gli architetti per rilevare la disponibilità a contribuire al nuovo ordine. Presenti circa 60 colleghi.
Sono state promosse le candidature di Fabio Vitobello e Francesco Giordano come significative di una volontà a far nascere l'Istituzione sotto l'auspicio della condivisione.
D'altra parte è stato rilevato che nel territorio sono vive due visioni diverse dell'Ordine, una conservatrice ed una riformista, per così dire, ma che entrambe hanno valide ragioni di coesistere per dare forza alla volontà di unione tra gli iscritti.
Com'è noto il nostro territorio conta 420 architetti ed il funzionamento dell'Ordine dipende moltissimo dalla coesione ed è per questo che personalmente esperirò ogni tentativo affinchè sia possibile esprimere serenamente il proprio punto di vista e vengano scelti i candidati con la massima trasparenza e condivisione.
Francesco Giordano